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Next Generation Network

contributo inviato da pdlto il 14 aprile 2009

La discussione attorno ai temi del NEXT GENERATION NETWORK nella realtà italiana  deve essere finalizzata ad evidenziare risposte a questioni quali:

-          Scontata la valenza strategica di una infrastruttura di next generation network, può l’Italia permettersi, anche considerata la congiuntura economica, una allocazione di risorse adeguata alla dimensione dell’investimento necessario (i 15-20 miliardi di euro da più parti ipotizzati)? Quali denari si vincolano a questo scopo? Possono farlo i privati? Serviranno comunque sovvenzioni pubbliche? E date a chi e per fare cosa?

-          Se si verificassero le compatibilità economiche, a quale modello ci si dovrebbe ispirare? Proprietà pubblica della nuova rete? Scorporo funzionale dell’infrastruttura di nuova generazione dalle altre attività di business dell’ ex monopolista? Separazione strutturale ( e quindi anche di asset proprietari) tra gestori di rete, fornitori di servizi di accesso e fornitori di servizi applicativi?

-          E’ ancora possibile immaginare per il pubblico un ruolo di gestore o operatore? Un qualsiasi intervento diretto di pubblici poteri (denari) costituisce una indebita ingerenza in servizi di natura essenzialmente privata? E’, quindi, una partita tra soli player privati?

-          In questo mercato il pubblico deve agire solo sul lato della domanda? E l’interesse pubblico deve risolversi essenzialmente nella tenuta del quadro regolatorio (attraverso le authority) e nelle politiche di compensazione del digital divide (fatte da chi).?  Che altro può  esprimere e rappresentare?

-          I recenti accordi -o la stipula di altri che potranno venire a breve- tra operatori fissi e mobili e Authority sono (o saranno in grado di definire) da soli lo scenario di politica industriale con cui il Paese affronterà il futuro dei sevizi di NGN?.  O costituiscono solo dei pre posizionamenti in vista di future sfide sull’assetto delle infrastrutture? Che parte giocheranno le recenti riallocazioni di risorse umane operate dall’ex monopolista?

-  i maggiori players del mercato italiano da Telecom a Fastweb sostengono che lo stato dell'infrastruttura di rete italiana non è poi male (anzi) e che il problema non è la banda -utilizzata secondo loro meno del 50%- bensì la scarsa alfabetizzazione informatica del Paese. Visto che ci vorranno anni a superare questo divide, loro avranno tutto il tempo per espandere,  con i loro investimenti privati, l'infrastruttura di nuova generazione. C'è da crederci?

 

 

 

 

 

 

 

Porre delle buone domande è un po' già trovare delle buone risposte. O, no?


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14 aprile 2009
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